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Прывітальнае слова Апостальскага нунцыя ў Беларусі арцыбіскупа Клаўдыё Гуджэроцці на міжнароднай канферэнцыі «Праваслаўна-каталіцкі дыялог: хрысціянскія этычныя каштоўнасці як уклад у сацыяльнае жыццё Еўропы» (на італьянскай мове)

Eminenze, Eccellenze, Illustri Personalita’ Civili e Religiose, Signori e Signore,

ho l’onore e la gioia di formulare, quale Rappresentante del Papa di Roma in Bielorussia, ancorche’ da breve tempo, il mio saluto e l’augurio per questo importante Simposio, organizzato dall’Istituto per il dialogo religioso e le relazioni fra le confessioni cristiane presso il Sinodo della Chiesa Ortodossa in Bielorussia, e dall’Associazione Internazionale Centro Educativo dei SS. Cirillo e Metodo, cui va il nostro vivo ringraziamento.

Il benvenuto piu’ caloroso a Sua Eminenza il Cardinale Kurt Koxh, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unita’ dei Cristiani, che ha voluto accettare l’invito rivoltogli dal “padrone di casa”, Sua Eminenza il Metropolita Filaret di Mink e Sluc, cui pure esprimamiamo la nostra fraterna riconoscenza per l’iniziativa.

Il tema del Convegno: “Il dialogo ortodosso-cattolico: Valori cristiani etici come contributo nella vita sociale dell’Europa” si sofferma su un problema di drammatica attualita’, e lo fa in prospettiva e con metodo ecumenico. Gia’ questo, oltre ad essere uno strumento, e’ anche un simbolo di quanto importante sia il contributo comune di Chiese arricchite dallo Spirito Santo di una preziosa tradizione di santita’, di preghiera, di martirio, di testimonianza di vita.

La catastrofe etica dell’Europa e’ davanti agli occhi di tutti. Fin quando le Chiese contestavano un visione relativistica e materialista della vita umana in Europa non si mancava di essere considerati come sgraditi profeti di sventura e proprio per questo, rigettati e osteggiati a volte con forza. Ora il tracollo economico dell’Europa, di cui siamo testimoni in questi giorni, diventa una prova evidente dell’esito di quelle errate impostazioni etiche, che esplodono dall’interno delle proprie stesse premesse.

Accanto tuttavia alla denuncia ferma e comune delle Chiese, che non e’ mancata, pare necessario rafforzare sempre piu’ la convinzione che i Cristiani non sono solo i giudici del mondo: essi sono anzitutto gli annunciatori gioiosi di una Buona Notizia che e’ capace di dare speranza al mondo, perche’ si lasci trasformare e dunque salvare dalla grazia. Come il Concilio Vaticano II ha affermato: “Il Santo Sinodo, proclamando la grandezza somma della vocazione dell’uomo e affermando la presenza in lui di un germe divino, offre all’umanita’ la cooperazione sincera della Chiesa al fine di stabilire quella fraternita’ universale che corrisponda a tale vocazione. Non e’ mossa la Chiesa da alcuna ambizione terrena: essa mira a questo solo: a continuare, sotto la guida dello Spirito Paraclito, l’opera stessa di Cristo, il quale e’ venuto nel mondo a rendere testimonianza alla verita’, a salvare e non a condannare, a servire e non ad essere servito” (Gaudium et Spes, 3).

Noi non siamo qui insieme a celebrare il fallimento dell’umanita’, colpevole di non averci ascoltato, ma quali collaboratori della gioia cristiana e cio’ tanto piu’ lo faremo, quanto piu’ vivremo la santita’ cristiana come fatto “contagioso”, piu’ testimoniato, mostrato con la vita, che enunciato a parole. Solo creature risorte e salvate potranno essere convincenti.

Noi non siamo una santa alleanza costituita anzitutto per combattere un nemico – la Chiesa non ha nemici, per parte sua -, ma comunita’ di fratelli, che hanno ricevuto l’annuncio e l’esperienza dell’amore di Dio. Come ci ricordo il grande teologo ortodosso del XIV secolo Nicola Kabasilas: “In questo modo noi viviamo in Dio: abbiamo trasferito (metatithentes) la vita da questo mondo visibile verso il mondo invisibile, non cambiando luogo, ma cambiando d’esistenza e di vita. Non siamo noi che ci siamo mossi verso Dio e siamo saliti, ma e’ lui che e’ venuto da noi ed e’ disceso. Noi non abbiamo cercato, noi siamo stati cercati. E’ lui che si e’ abbassato verso la terra ed ha ritrovato la sua immagine (eikona)”.

Il mondo non sara’ convinto solo dalle nostre analisi: sara’ conquistato dalla nostra comune testimonianza di persone salvate e trasfigurate dall’amore di Dio. Cosi’ la Chiesa cattolica di rito latino prega il Venerdi’ Santo nella lingua di questa terra di Belarus: “Nam dapamagaj shtoraz hlibej spascihac’ tajamnicy Tvajho jycciya i uzrastac’ va uzaemnaj liubovi, kab my byli daskanalymi svedkami Tvajoj liubovi u sviece”. (A noi tuoi fedeli concedi di entrare profondamente nel mistero di salvezza e di viverlo come carità sempre più grande fra noi, per dare al mondo una testimonianza credibile del tuo amore).

Se saremo veri testimoni del Signori risorto, certamente ci scopriremo con sempre maggiore riconoscenza reciproca, amici e fratelli perche’ salvati dallo stesso Cristo e testimoni, attraverso le nostre vite trasfigurate, dello stesso Signore.

Con questi pensieri, ancora ringrazio per questi evento, e per quelli che seguiranno. ed a tutti auguro un proficuo lavoro.

 
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